La sottozona Monte Barello premia il Lambrusco di collina

Con 40 milioni di bottiglie Doc e 100 Igt prodotte ogni anno, il Lambrusco è il vino italiano più venduto nel mondo. Con il termine “Lambrusco” ci si riferisce, tuttavia, a una grande e variegata galassia di bottiglie, a volte molto diverse tra loro.

Per aiutare il consumatore a orientarsi all’interno di questa produzione, che interessa le province di Modena, Reggio Emilia, Parma e Mantova, nel 2024 sono stati aggiornati i disciplinari di produzione delle Doc del Lambrusco. La principale novità è stata la nascita della prima sottozona, il Monte Barello, riconosciuta ufficialmente per esaltare il carattere superiore dei vini prodotti in questa area. Per il vino simbolo dell’Emilia non si tratta di un semplice cambio di etichetta, ma di una svolta normativa che mappa e valorizza le differenze qualitative all’interno della denominazione.

Monte Barello, l’areale vocato del Lambrusco Grasparossa 

All’interno della Doc Lambrusco Grasparossa di Castelvetro, il Monte Barello comprende un areale collinare ristretto e particolarmente vocato che circonda il borgo di Castelvetro di Modena. Per i vini prodotti in questa zona sono previsti requisiti rigorosi: una resa per ettaro ridotta, la raccolta manuale delle uve e l’uso esclusivo del Lambrusco Grasparossa in purezza.

L’introduzione di questa sottozona serve a circoscrivere una produzione vinicola che si distingue nettamente da quella di pianura, legando indissolubilmente il nome del vino al suo specifico terroir d’origine. In particolare, a sancire la superiorità qualitativa del Lambrusco di collina concorrono diversi fattori pedoclimatici.

Il primo è rappresentato dalla pendenza dei terreni, che garantisce un’esposizione ottimale alla luce del sole, fondamentale per la corretta maturazione del Grasparossa, vitigno tardivo che ha bisogno di calore per sviluppare al meglio i suoi tannini caratteristici. Inoltre, la pendenza favorisce il drenaggio dell’acqua, evitando i ristagni idrici che in pianura tendono a diluire il patrimonio aromatico dell’acino.

La maggiore escursione termica è un altro fattore importante: le colline godono di una ventilazione costante e di una forte differenza di temperatura tra il giorno e la notte, che preserva l’acidità naturale dell’uva e stimola la sintesi dei precursori aromatici e del colore, dando vita a un vino visivamente più intenso, dai profumi nettamente più nitidi e persistenti.

Infine, un suolo composto da marne calcaree, argille e una forte presenza di scheletro (ciottoli e rocce) limita naturalmente la vigoria delle piante: le radici sono costrette a scendere in profondità e regalano al vino una spiccata sapidità e una struttura più complessa rispetto ai terreni alluvionali, ricchi e fertili, della pianura.

In estrema sintesi, mentre un Lambrusco di pianura punta spesso su prontezza e grandi volumi, il Grasparossa di collina della sottozona Monte Barello garantisce verticalità, struttura e longevità, mantenendo sempre la grande piacevolezza tipica del Lambrusco.

Cosa cambia per il consumatore e per il territorio 

Il riconoscimento di Monte Barello rappresenta un punto di svolta culturale per il territorio di Castelvetro, perché consente al consumatore attento di individuare immediatamente un Lambrusco di alto profilo, figlio di una viticoltura che si sviluppa in condizioni particolari.

Per la nostra cantina, che da sempre coltiva i propri vigneti in collina, questo traguardo è la conferma di una visione: il Lambrusco è un grande vino autoctono capace di fotografare fedelmente la terra da cui nasce.