Bloomberg lo aveva previsto, ma noi lo sapevamo già: il 2026 è l’anno del Lambrusco. E, probabilmente, lo saranno anche quelli a venire. A dicembre dello scoro anno i forecasts sul mondo del vino di una delle più importanti agenzie di stampa finanziaria ed economica a livello globale avevano indicato le bollicine emiliane tra le protagoniste dei consumi dei successivi dodici mesi. Dal nostro punto di osservazione, il pronostico si sta dimostrando esatto.
Un mercato in evoluzione: l’analisi di Bloomberg
Il mondo del vino, secondo Bloomberg, sta cambiando con una velocità mai vista prima sotto diversi punti di vista. Da un lato, occorre fare i conti rapidamente con il cambiamento climatico in atto. Il Met Office del Regno Unito aveva anticipato che il 2026 sarebbe stato tra i quattro anni più caldi mai registrati. Non c’è bisogno di andare a consultare le statistiche per capire che ci hanno preso al 100%.
Mentre temperature impazzite, eventi estremi e umidità alle stelle stanno ridisegnando più velocemente di quanto ci eravamo immaginati le mappe dei vigneti, si stanno ridefinendo anche quelle dei consumi. Chi ama il vino, infatti, oggi cerca sempre più bottiglie con caratteristiche precise. Nel bicchiere il wine lover del 2026 vuole trovare identità riconoscibile, gradazioni moderate, prezzo accessibile e versatilità. E il Lambrusco, secco, gastronomico e territoriale, risponde in modo straordinario a queste esigenze.
Non solo Prosecco e Champagne: piacciono le bollicine di territorio
Bloomberg aveva previsto come, in linea con gli ultimi anni, anche nel 2026 i vini spumanti e frizzanti sarebbero andati per la maggiore. I dati lo confermano: mentre le vendite di Champagne arrancano, sorridono quelle dei “lifestyle wine”, i vini da bere senza cerimonia e sovrastrutture. Spazio, quindi, ai crémant francesi, ai sekt tedeschi e alle bollicine di territori emergenti, tra le quali occupa una posizione di prestigio il Lambrusco.
Le note più positive arrivano dalle generazioni più giovani: gli ultimi dati (2025) dell’US Wine Consumer Benchmark Segmentation Study rivelano che la Gen Z ha aumentato i consumi di vino nell’ultimo anno e che i millennial sono oggi il principale gruppo di consumatori di vino negli Stati Uniti, avendo sorpassato i baby boomer.
Non solo: cambia il modo di consumare vino. GenZ e millennial bevono vino in maniera più informale. Prediligono wine bar di vino naturale e piccole fiere di vini artigianali; il vino non è più un oggetto sacro ma parte di una cultura pop dove fare esperienza conta più di ostentare e sentirsi “fighi”.
Grasparossa alla riscossa
Nella rivincita del Lambrusco gioca un ruolo centrale il Grasparossa di Castelvetro, l’unico Lambrusco di collina certificato in etichetta grazie alla nascita della sottozona Monte Barello. Chi beve Grasparossa sa di avere nel bicchiere non solo un vino di qualità, ma un Lambrusco artigianale che nasce su un territorio particolarmente vocato.
Bassa gradazione alcolica, grande bevibilità e forte legame con il territorio: ecco perché al ristorante o in enoteca, a cena o all’ora dell’aperitivo, le bollicine di Lambrusco Grasparossa sono sempre più la prima scelta, sia tra wine lover più scafati sia tra giovani desiderosi di scoprire un vino piacevole e, allo stesso tempo, capace di raccontare una storia unica.


